Suoli vulsini
Depositi del distretto vulcanico vulsino: terreni sciolti, drenanti, ricchi di potassio. È la base di quasi tutti i grandi oli del Lazio.
Dove sta la terra, e perché questa terra qui fa differenza.
Gli oliveti sono in un solo posto, e conviene dirlo con precisione: località Santa Lucia, una striscia di terra che scende da nord a sud a un chilometro e mezzo da Canino. A monte confina con le rovine di Castellardo; a valle si affaccia sul torrente Timone, poco sopra la Cascata del Pellico.

Nel vino si chiamerebbe cru: una porzione di territorio con caratteri propri, distinta dal resto della denominazione. Nell'olio quasi nessuno lo dichiara, e quasi tutti mescolano partite che arrivano da comuni diversi.
Noi indichiamo la località perché qui fa differenza. I suoli sono di origine vulcanica — sciolti, drenanti, ricchi di scheletro e di potassio: la pianta soffre quanto basta a concentrare i fenoli senza andare in stress idrico. La forra del Timone, poche centinaia di metri più in basso, tiene ventilato il fondovalle e smorza le gelate tardive.
Il mare è a una quindicina di chilometri: escursione termica contenuta, autunni lunghi. Significa poter scegliere il giorno della raccolta invece di subirlo — che per un olio a raccolta anticipata è tutto.
E poi c'è quello che sta sotto. Al margine nord dell'appezzamento ci sono le rovine di Castellardo, castello citato per la prima volta nel 1140 in una bolla di Innocenzo II e distrutto da Canino nel Quattrocento; sotto le sue pietre, un insediamento rurale del III secolo a.C. Quattro generazioni sono quelle che possiamo documentare con un nome. Coltivare qui, invece, si coltiva da molto prima.


Depositi del distretto vulcanico vulsino: terreni sciolti, drenanti, ricchi di potassio. È la base di quasi tutti i grandi oli del Lazio.
Una decina di chilometri a ovest, là dove il Timone è ormai Fiora: una delle grandi città etrusche, riportata alla luce dal principe di Canino Luciano Bonaparte.
Affluente del Fiora. Sotto l'oliveto incide il tufo e fa un salto di sette metri: è la Cascata del Pellico. Le sue acque muovevano la Ferriera.
Castrum medievale citato in una bolla di Innocenzo II nel 1140, raso al suolo da Canino nel Quattrocento. Sotto, un insediamento rurale del III secolo a.C.