I
IV Generazioni

Un'eredità di terra e tradizione

Da Alberto Giorgi, 1890, fino ai due fratelli di oggi.

Un secolo, una località, la stessa famiglia. Gli olivi che potiamo oggi sono quelli potati da nostro nonno, e prima di lui da suo padre: il numero romano sull'etichetta non è un vezzo grafico, conta le generazioni. Oggi l'azienda è di due fratelli, Roberto e Vincenzo Giorgi.

Un olivo secolare dai tronchi multipli nell'oliveto di Santa Lucia, con l'erba controllata alla base
Una Caninese adulta — inerbimento controllato, nessun diserbo
I
n. 1890

Alberto Giorgi

Il capostipite, e l'uomo che sapeva contare le olive prima che cadessero. Nelle tenute Torlonia — il latifondo che dal 1853 comprendeva le terre di Canino, acquistate dagli eredi di Luciano Bonaparte insieme al titolo di principe — era lui a stimare i quintali. Camminava l'oliveto e diceva quanto avrebbe reso: su quel numero l'azienda faceva i conti della campagna.

È un mestiere che oggi si fa con i droni e i modelli previsionali, e che lui faceva a occhio. Quel modo di guardare un albero è la cosa più antica che ci abbia lasciato.

II
n. 1927

Vincenzo Giorgi

Il nonno. Attraversa la guerra e il dopoguerra, gli anni in cui l'olivicoltura della Tuscia esce dall'autoconsumo: arrivano i frantoi a ciclo continuo, nasce la vendita dello sfuso, gli appezzamenti si allargano. È la generazione che fa diventare azienda quello che fino ad allora era stato un orto.

Di quei giorni raccontava sempre la generosità. Gli americani risalirono la Maremma nel giugno del '44, e a Canino distribuivano quello che avevano: latte, cioccolata, gomme da masticare, sigarette. In casa c'era poco da ricambiare, e si ricambiò con un fiasco d'olio. Vollero sapere che cosa fosse, così verde: non ne avevano mai visto uno di quel colore. La risposta fu: olio di Canino. Aveva diciassette anni, e fu la prima volta che sentì il nome del paese servire a dire che cos'era il loro olio.

III
n. 1953

Alberto Giorgi

Porta il nome del bisnonno, e con lui l'azienda cambia scala. È la generazione dell'espansione: terra acquistata, terra rimessa a coltura, confini portati avanti fino a disegnare il corpo aziendale che si vede ancora oggi sulla mappa. Bestiame, cavalli, seminativo e oliveto, tenuti insieme dalla stessa mano.

Al centro, sempre gli olivi. Nel 1996 l'olio di Canino ottiene la Denominazione di Origine Protetta e il territorio si dà delle regole scritte: è la generazione che sceglie la qualità invece della quantità, e che pianta sapendo che a raccogliere sarà qualcun altro.

Ma il lascito più grande non è quello che ha aggiunto: è quello che non ha lasciato andare. La terra si difende restando, e lui è rimasto.

IV
Oggi

Roberto e Vincenzo Giorgi

Due fratelli, e una scelta che le generazioni precedenti non potevano permettersi: fermarsi su una sola cultivar, certificare il biologico e mettere il proprio cognome sulla latta. Filiera interamente nostra — campo, raccolta, frangitura, imbottigliamento.